Canali Minisiti ECM

Steatosi epatica, l’impatto sull’epatite C

Infettivologia Medical Information Dottnet | 25/05/2017 17:06

Il coinvolgimento della steatosi nello sviluppo, progressione e trattamento dell’epatite C cronica.

L’epatite virale è una delle malattie infettive più difficili da gestire per l’alta incidenza delle infezioni acute, la severità delle infezioni corniche, il rischio di cronicità e I costi del trattamento per ogni paziente. L’epatite può presentarsi come infiammazione epatica acuta o cronica e può essere causata da farmaci, alcol, malattie autoimmuni, virus o disordini metabolici. La presenza di marcatori virali o immunologici nel siero dei pazienti è importante per analizzare l’eziologia, il livello di attività e l’appropriatezza del trattamento scelto. L’interesse della comunità scientifica si è quindi spostato verso l’identificazione di fattori che potrebbero influenzare il tasso di progressione della malattia e la risposta alla terapia. Queste variabili includono: età, genere, consumo di alcol, durata dell’infezione, razza, genotipo del virus C, carica virale e lo stadio della fibrosi. Recentemente è stato chiamato in causa un altro fattore, la steatosi, una caratteristica istologica non specifica dell’infezione cronica da HCV presente nel 50% dei casi. La severità della steatosi sembra infatti giocare un ruolo importante nello sviluppo e nella progressione della fibrosi. La steatoepatite è riconosciuta come causa di cirrosi da origine sconosciuta o come stadio finale di diverse lesioni epatiche.

L’idea alla base del lavoro di Alice Elena Găman et al. è che la steatosi sia un importante cofattore implicato nell’induzione della fibrosi e dell’infiammazione nel fegato in caso di epatite C cronica.

pubblicità

Diversi lavori precedenti avevano suggerito che la steatosi sia responsabile della resistenza al trattamento combinato di interferone e ribavirina. Per questo motivo è stato studiato l’effetto della steatosi sulla risposta a questo tipo di terapia.

L’obiettivo principale dello studio è stato quello di valutare la risposta biologica, la risposta virale precoce, e quella virale sostenuta nei pazienti affetti da epatite C cronica trattati con interferone alfa (IFN- α), IFN-α2a o IFN- α 2b pegilato più ribavirina e di correlarle alla presenza di steatosi epatica.

Circa 210 pazienti sono stati così monitorati per i seguenti parametri: età, sesso, valori ALT, AST, anticorpi anti-HCV, quantizzazione e caratterizzazione dell’RNA del virus, esame istopatologico.

I risultati hanno mostrato che il valore iniziale dell’RNA-HCV, la percentuale relativa di carica virale durante i primi 12 mesi di trattamento ed il punteggio istologico legato alla steatosi, potrebbero essere predittivi della risposta virale nell’epatite C cronica. Dallo studio è emerso infatti che una steatosi epatica severa influenzi negativamente le risposte EVR e SVR nei pazienti con epatite C trattati con PEG-IFN e ribavirina per 48 settimane; un punteggio di steatosi ≤3 è inoltre in grado di predire EVR con una sensibilità del 91.03% e una specificità del 21.54%.

Fonte:

Alice Elena Găman et al. The impact of liver steatosis on early and sustained treatment response in chronic hepatitis C patients. Rom J Morphol Embryol 2017, 58(1):107–113.

Commenti

I Correlati

La Fondazione Italiana Fegato Onlus, in collaborazione con il Centro Trapianti di Fegato dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale e Area Science Park, pubblica uno studio sperimentale sulla rivista Annals of Hepatology

Ogni anno 2,5 milioni di morti nel mondo

Trend stabile; Italia seconda in Europa dopo Germania

Calvaruso: "L’Aisf da oltre 50 anni è impegnata nella ricerca, nella divulgazione scientifica e nella formazione dei giovani epatologi. Aumentare l’alfabetizzazione sanitaria e promuovere cambiamenti comportamentali ridurrebbe il carico di malattie d

Ti potrebbero interessare

"Prevalentemente, tra le forme invasive, stiamo maggiormente osservando polmoniti, anche complicate da versamento pleurico"

Destinato ad allevatori e veterinari, ha la durata di 4 anni. Pronte 665mila dosi. Quindici i paesi coinvolti

Nei primi mesi del 2024, diversi paesi hanno segnalato aumenti sostanziali nel numero di casi di dengue importati. Si attendono numeri ancora più alti quest'anno

A ICAR 2024, dal 19 al 21 giugno a Roma, focus su hiv e altre malattie sessualmente trasmissibili

Ultime News

Il Tribunale di Roma in funzione di giudice del lavoro, ha respinto tutti i motivi di ricorso con i quali una struttura sanitaria privata accreditata con il Ssn aveva tentato di opporsi al nuovo contributo

Previsto anche il pagamento dei ticket, la scelta del medico e il consulto dei referti

Malattia genetica rara impatta su paziente e famiglie in termini fisici, emotivi ed economici

"Prevalentemente, tra le forme invasive, stiamo maggiormente osservando polmoniti, anche complicate da versamento pleurico"